GIORNATA DELLA LEGNA

La giornata della Legna nella rappresentazione di Giorgio Perrone

Il lunedì grasso a Varallo è la “giornata della legna”. Per antica tradizione in questa giornata i varallesi si recano nella frazione Crevola, al di là del ponte sul Sesia, per ricevere dai frazionisti la legna per cuocere la paniccia il giorno successivo. Un corteo festoso con le maschere, la banda musicale, bambini in costume di carnevale e moltissime persone attraversa allegramente la città fino a giungere a Crevola, un tempo Comune autonomo e oggi frazione di Varallo. Fino a pochi anni fa ogni famiglia faceva trovare fuori dalla porta della legna. L’usanza è ancora rispettata, anche se oggi ha soltanto più un significato di simbolo e di osservanza dei costumi.

 

Le origini di questa iniziativa si perdono nella storia. Pare che vi sia stata un’antichissima sentenza, probabilmente di qualche magistrato locale, che aveva attribuito ai varallesi una sorta di diritto feudale o signoresco sulla comunità di Crevola. Più che di sentenza è probabile si trattasse di una clausola secondaria a seguito di combattute vertenze legali tra la comunità di Varallo e i consorzi terrieri dei paesi vicini, nella fattispecie Crevola. Un tempo per andare a Crevola occorreva pagare il pedaggio sul vecchio ponte che collegava il paese al territorio locale. Crevola si trovava in “Francia” come si usava dire della sponda destra del Sesia.

E fra Crevola e Varallo c’è sempre stata una sottile e spiritosa rivalità. E proprio dal carnevale partì il primo segno di fratellanza, durato nel tempo fino ai giorni nostri: i crevolesi ospitano il corteo di Marcantonio il giorno prima della Paniccia e riconoscono la sua sovranità facendo trovare per la gente di Varallo la legna utile ai fuochi della sua lunga cottura. L’evento iniziale ha saputo presto trasformarsi in tradizione memorabile e radicata, portata avanti con squisita sensibilità da ambo le parti per tutti i carnevali.

Il corteo è preceduto dal “Marcantonio d’ii Salaim”, una vecchissima effige dipinta del Monarca, parzialmente imbruttito dalle bisbocce del periodo, ormai alle ultime fasi della grande baldoria carnevalesca, dalla quale penzolano lunghe teorie di salamini poi accaparrati dagli amici del Carnevale. La sfilata, come una profana processione, raccoglie gente nel suo percorso lungo le strade che portano alla frazione. Giunti a Crevola ogni partecipante si carica di un pezzo di legna e i cumuli si esauriscono rapidamente. Lungo il percorso sono allestite soste ristoratrici offerte da commercianti e negozianti. Poi si risale per Varallo, con il “bottino” regalato dai Crevolesi. Dopo un altri giro fino a Varallo Vecchio si giunge in piazza San Carlo, l’area che il giorno successivo ospiterà la preparazione della paniccia. La deposizione del pezzo di legna dà diritto a ottenere la tanto famosa “Micca ‘nsucràa”. Il peso e l’importanza di questa “micca” (una normalissima brioches zuccherata, preparata dai pasticcieri locali) in un tempo come quello moderno può sembrare paradossale. Eppure, come la Paniccia, la “micca ‘nsucràa” è ricercata preda da parte di tutti, possibilmente ottenuta dalle mani stesse di Marcantonio e della Cecca.