PANICCIA

La Paniccia è la più antica tradizione del carnevale di Varallo le cui origini si perdono nel tempo. Il martedì grasso, giorno precedente all’inizio della Quaresima, viene preparata e distribuita gratuitamente alla popolazione la Paniccia, un sostanzioso minestrone di riso e verdure cotto sul fuoco dentro enormi pentoloni.

Panoramica della Paniccia in Piazza San Carlo 2011 (foto Simone Mancini)

 

Notizie sulle origini della più nota tradizione del carnevale Varallese, si perdono nella notte dei secoli ed altro non si può fare che rimandarsi ai racconti dei “nonni” della città, vista la scarsità di documenti che testimoniano notizie concrete. Fatto è che essa simboleggia il carattere essenzialmente filantropico e caritatevole. In pratica consiste nella distribuzione ai carcerati ed ai poveri di una sostanziosa minestra di riso e verdure alla quale, quando i tempi lo consentono, si aggiungono anche carne, salumi e pane.

Preparazioni gastronomiche comunitarie e pasti consumati in compagnia sono usanze piuttosto diffuse, ma quello che sorprende della Paniccia è lo spirito caritatevole. Si può ipotizzare che, magari sotto la spinta di un ignoto predicatore l’iniziativa sia diventata di carattere benefico, forse anche per la presenza a Varallo delle vecchie prigioni, sistemate in una parte del medioevale Palazzo Pretorio e soppresse negli anni ’60 del 1900.

Senza sapere con precisione quando e come è nata questa usanza, tutti i vecchi cronisti, hanno definito la paniccia “Vecchia come Varallo”, oppure “Risalente a tempi immemorabili”, oppure ancora “Dei tempi di Caio Mario”. A distanza di tanti anni non sembrano essere state rinvenute altre notizie, ma certamente la Paniccia è vecchia di diversi secoli.
Alla paniccia è pure legata l’altra antichissima tradizione delle storica passeggiata a Crevola per il ritiro della legna: “La giurnàa d’la leugna”.
In tempi più recenti si costituì un’apposita “Società della Paniccia” ed ancor oggi, in seno al Comitato del Carnevale, si nomina il Presidente della Paniccia.

Ferma la tradizionale sede nella vecchia piazza del grano (di fronte alla vecchie carceri, oggi piazza Calderini), nel corso degli anni si può dire che quasi tutte le piazze di Varallo abbiano ospitato i fumanti pentoloni.

 

Accensione dei fuochi in Piazza San Carlo all'alba del martedì grassoDal 1939 la Paniccia viene preparata in piazza San Carlo. L’usanza prevede l’accensione dei fuochi alle 6 di mattina del martedì grasso. Dopo una cottura lunga diverse ore e un intenso lavoro da parte dei cuochi il prelibato minestrone viene distribuito intorno a mezzogiorno. Prima però è necessaria la benedizione da parte del prevosto di Varallo. Intanto, intorno alle 10 di mattina la piazza inizia ad animarsi con la musica della banda di Varallo, mentre una lunga fila di persone inizia a mettersi in coda con in mano il pentolino, attendendo l’apertura della sbarra per portare a casa qualche mestolo della fumante paniccia. In seguito si svolge il pranzo della paniccia, momento che tradizionalmente coincide con i saluti e i ringraziamenti per il carnevale ormai concluso. Negli ultimi decenni l’usanza della paniccia si è diffusa in tutti i paesi ed oggi è diventata una tradizione di tutta la Valsesia. Addirittura diverse frazioni di Varallo ed anche alcuni quartieri della città (Sebrej, Sottoriva, Mantegna, un tempo anche il Belvedere) preparano la propria paniccia e l’usanza del rancio comunitario sembra essere ritornata alle sue più antiche origini.

La tradizione della paniccia, nonostante le difficoltà economiche e storiche è sempre continuata. Anche negli anni della guerra, essa fu addirittura rafforzata dallo stato di necessità. Nella plurisecolare storia della paniccia sembra esserci una sola interruzione: dal 1941 al 1945 a causa della seconda guerra mondiale. La ragione era semplice: i vecchi pentoloni di rame vennero donati alla patria per diventare armi e munizioni, rendendo impossibile cucinare il minestrone.

 

 

La Paniccia in Piazza San Carlo - disegno di Giorgio Perrone 1999