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VEGGIA PASQUETTA

Il carnevale di Varallo si apre ogni anno il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, con la manifestazione della Veggia Pasquetta. Alle origini, forse, la Pasquetta simboleggiava l’Epifania e il suo rogo rappresentava il saluto all’anno nuovo e l’inizio del carnevale. Col tempo la tradizione popolare ha finito col vedere in essa la madre di Marcantonio e del carnevale in genere.

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CARNEVALE ...
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La Pasquetta veniva festeggiata con un grande rogo. Si tratta di una delle iniziative più antiche del carnevale, diffusa sotto altre forme anche in alcune zone della cerchia alpina. Storicamente questo momento veniva vissuto come un appuntamento di passaggio, una festa di sepoltura del passato e di augurio per l’avvenire.

In tempi più recenti la Veggia Pasquetta è stata considerata come la madre di Marcantonio, quindi generatrice del nuovo carnevale. La Veggia Pasquetta, oggi figura secondaria del carnevale, è invece di origine antichissima molto precedente le maschere Marcantonio e Cecca.

Ancora oggi la manifestazione della Veggia Pasquetta viene organizzata dal Comitato carnevale di Varallo Vecchio secondo una secolare tradizione. In passato, infatti, in questa occasione la festa prevedeva la vendita di razzi, girandole e castagne davanti alla chiesa di San Giacomo a Varallo Vecchio. La giornata si concludeva con un grande falò al centro della piazza.
Per rivalità, anche Varallo nuovo organizzò ben presto il suo falò: da questo si scaturì una rivalità tra i due quartieri e sembra che proprio da allora le due parti abbiano cominciato a gratificarsi reciprocamente dei termini spregiativi di Dughi e di Falchetti.

Tramontato l’uso del rogo della Pasquetta è rimasto quello del rogo del Carnevale sul greto del Mastallone, proprio nel punto in cui il torrente divide Varallo Vecchio da Varallo Nuovo, luogo scelto per evitare ulteriori dissidi e rivalità tra le due parti della città.

La festa della Pasquetta ha passato diverse fasi di popolarità. Nella prima metà del 1800, ad un certo punto, la festa cadde in disuso, ma dopo il 1861 l’usanza venne ripresa, suscitando polemiche per il pericolo di incendi che comportava l’accensione di fuochi vicino alle case. Lentamente la tradizione della Pasquetta si spense. Dopo sporadici alti e bassi, verso la fine del 1800 la tradizione era definitivamente tramontata. Nel 1911 però, dopo quarant’anni di silenzio, la festa riapparve, grazie ad un gruppo di giovani varallesi diretti da Ezio Grassi. Fu così celebrata nuovamente, in tale anno, una festa della Pasquetta curata nei minimi particolari. La Pasquetta fu rappresentata da un fantoccio attorniato da giudici, boia e Fratelli della Misericordia e fu bruciata sul greto del Mastallone dopo il consueto processo. Furono nuovamente distribuite castagne e alla festa presenziò una folla enorme. Dopo la pausa degli anni della guerra l’usanza era ormai giunta al termine della sua evoluzione e la vecchia Pasquetta era diventata quella che è ancora oggi: la genitrice del Marcantonio, la madre del nuovo Carnevale, interpretata ogni anno da un uomo travestito dalle forme generose.

La Pasquetta non è una donna di leggeri costumi, ma è dotata di una fecondità intramontabile. Il suo destino è di generare ogni anno un nuovo Carnevale, un nuovo bambino di nome Marcantonio, re dei Dughi e dei Falchetti. Il marito, il decrepito e cadente vecchio Bacucco, è solo il padre nominale di Marcantonio. Ogni anno il povero vecchio deve assistere alla maternità della sua consorte, anch’essa vecchia ma ancora energica al tal punto da partorire un bambino. Intorno a questa favola ancora oggi si continua a svolgere il processo alla Veggia Pasquetta, celebrato ogni anno in forma teatrale da tutti i membri del Comitato Carnevale. Le imputazioni elevate alla Pasquetta riguardano sempre le circostanze sospette della sua ultima maternità. A completare la famiglia di Marcantonio è la Balia.

La sua figura comincia ad apparire nei carnevali di Varallo nei primi anni del secolo. La Balia ha un pesante compito: è destinata a nutrire un bambino che giunge a maturità in poco più di una settimana. Per questo è una donna eccezionalmente formosa e anch’essa è sempre interpretata da un uomo goffamente travestito. La forma attuale della manifestazione, che si ripete ogni anno il 6 gennaio, prevede la partenza della sfilata da Varallo Vecchio, accompagnati dalla Banda di Varallo. Giunti all’orologio di via Umberto, la Veggia Pasquetta scappa per le vie della città, inseguita dalle reali guardie di Marcantonio. La cattura è sempre molto scenografica e spettacolare e le fughe si ripetono più volte nel corso del pomeriggio. Dopo la cattura, la Veggia viene condotta in piazza Vittorio dove il Gran Ciambellano legge la sua condanna a morte. Dopo diverse animazioni nel centro storico, le guardie, scortate dai boia incappucciati, accompagnano la Veggia fin sotto il ponte Antonini, dove viene acceso il rogo che segna l’inizio del carnevale.

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